Una manovra coordinata che minaccia il cuore del Parco
Il 28 luglio 2025 l’Assemblea della Comunità Montana di Valle Camonica sarà chiamata a votare nuove Linee di indirizzo che includono la riperimetrazione del Parco Regionale dell’Adamello, nonostante ripetuti impegni politici a non riaprire il dossier. In parallelo, in Regione Lombardia la Lega ha depositato l’Ordine del Giorno n. 1483 al progetto di legge di assestamento di bilancio (PDL 125) che – sotto la veste di un “tavolo permanente per la governance” – prevede testualmente la “ridefinizione dei confini di un parco” per adeguarli alle “zone con elevata incidenza antropica”.
Questi due atti, temporaneamente e politicamente sincronizzati, costituiscono un attacco senza precedenti all’integrità del Parco e aprono la strada a futuri arretramenti delle tutele, indebolendo un presidio fondamentale per la biodiversità alpina.
Il precedente che svaluta il Parco: la centralina idroelettrica di Valle Adamè
La volontà di ridurre i confini cade in un momento già critico: il “caso Baita Adamè”. Nel 2022 è stata autorizzata in alta quota una centralina idroelettrica (2.100 m slm) con prescrizioni puntuali che vietavano nuovi manufatti e imponevano l’interramento
delle tubazioni; prescrizioni tuttavia disattese. Nell’area, le Norme Tecniche del Piano Territoriale vietano nuovi impianti idroelettrici, ma non è stata eseguita alcuna Valutazione d’Incidenza (VINCA), escludendo cittadini e associazioni dall’iter autorizzativo – una violazione palese delle direttive UE.
Le difformità costruttive accertate (muri in calcestruzzo con massi inglobati, arginature non previste, mancanza di idrometria sul deflusso minimo vitale) dimostrano come l’assenza di controlli e il depotenziamento degli uffici tecnici spalanchino la porta a interventi che erodono progressivamente il valore naturalistico del Parco.
Perché la riperimetrazione è pericolosa
Il Parco Regionale dell’Adamello è una grande coperta che custodisce gli elementi più preziosi del territorio (fiumi limpidissimi, boschi maturi, praterie d’alta quota e la fauna alpina) offrendo al contempo un marchio di qualità che rende appetibili turismo, prodotti tipici e investimenti verdi. Se oggi si “accorcia” quella coperta spostando i confini per eliminare le zone già urbanizzate o infrastrutturate, non si protegge di più ciò che resta: al contrario, sfilandole dalle regole ambientali più rigorose le si espone a inquinamento, cementificazione e consumo di suolo che inevitabilmente si ripercuotono anche su chi vive e lavora poco più a valle. Si crea inoltre un precedente pericoloso: se un’area può uscire dal Parco perché “troppo antropizzata”, domani una valle semi‑naturale o un pascolo alpino potrebbero subire la stessa sorte, svuotando passo dopo passo la credibilità del marchio “area protetta” che oggi attira visitatori di qualità, fondi europei e aziende attive nella green economy. A lungo andare ne risente anche lo sviluppo economico sano: agricoltura di montagna, rifugi, guide alpine, enogastronomia e tanto altro dipendono da paesaggi integri e da una natura in buona salute, un vantaggio competitivo che non si ricompra asfaltando o costruendo capannoni. Infine, l’economia liberata rischia di pagare il conto più salato: boschi e torbiere che oggi assorbono CO₂, mitigano piene e frane e filtrano l’acqua saranno sostituiti da opere di contenimento, argini e assicurazioni contro i danni, spese che graveranno comunque su bilanci pubblici e privati. In sostanza, ridefinire i confini per tagliare via le aree antropizzate pare una scorciatoia, ma svilisce insieme natura, imprese e comunità locali, proprio quelle che più traggono beneficio da un Parco integro e credibile.
Ridisegnare i confini oggi significa:
1. Legittimare a posteriori interventi già irregolari, come la centralina, trasformando eccezioni in precedenti;
2. Tagliare fuori dai vincoli di tutela aree ad alta naturalità, aumentando la frammentazione degli habitat;
3. Indebolire la coerenza della Rete Natura 2000 e violare gli impegni delle Direttive Habitat (92/43/CEE) e Uccelli (2009/147/CE), oltre che gli obiettivi vincolanti fissati dalla nuova Nature Restoration Law che chiede di ripristinare almeno il 20% degli ecosistemi degradati entro il 2030.
Le nostre richieste urgenti
● Ritiro immediato della proposta di riperimetrazione in Assemblea e del punto d) dell’ODG 1483 che la riprende a livello regionale, ed eventualmente coinvolgimento delle associazioni di protezione ambientale al Tavolo permanente di confronto;
● Nomina di un Direttore del Parco con pieni poteri tecnici e potenziamento dell’organico per i controlli;
● Annullamento immediato delle autorizzazioni della centralina di Valle Adamè e avvio di una Valutazione di Incidenza retroattiva indipendente per definire le misure correttive, fino anche alla totale rimozione dell’impianto e al ripristino dei luoghi;
● Trasparenza totale: pubblicazione online di tutti gli atti relativi a opere, concessioni e piani di gestione.
Conferenza stampa urgente
Il Comitato per la Difesa del Parco dell’Adamello ha organizzato una conferenza stampa urgente per venerdì 25 luglio, alle ore 11:00, presso l’Auditorium Mazzoli (Piazza Filippo Tassara, 3, 25043 Breno BS).
Durante la conferenza sarà presentata la relazione tecnico‑ambientale sull’opera “Idro Baita Adamè” aggiornata (luglio 2025) con mappe, fotografie e cronologia dettagliata delle violazioni.

