Una proposta vuole escludere dal Parco i centri abitati di 19 Comuni.
Noi chiediamo che venga ritirata.
COSA STA SUCCEDENDO
Nel luglio 2025, in poche settimane, due decisioni hanno riaperto un dossier che la politica locale si era più volte impegnata a non toccare: il ridisegno dei confini del Parco Regionale dell’Adamello.
In Regione Lombardia, il Consiglio Regionale ha approvato l’Ordine del Giorno n. 1483 (primo firmatario: Davide Caparini, Lega) presentato il 17 luglio 2025 che apre alla “ridefinizione dei confini” del Parco Regionale dell’Adamello per “tener conto delle esigenze dei centri urbanizzati e delle zone con elevata incidenza antropica”, accompagnato dalla proposta di un tavolo permanente fra Regione e Comuni.
Pochi giorni dopo, il 28 luglio 2025, l’Assemblea della Comunità Montana di Valle Camonica (ente gestore del Parco Regionale dell’Adamello) ha approvato nuove “Linee di indirizzo” che chiedono alla Regione di sostenere e approvare la riperimetrazione, con il dichiarato obiettivo di escludere dall’area protetta i centri abitati. Hanno votato a favore quasi tutti i Comuni; si sono astenuti soltanto Piancogno e Angolo Terme.
L’idea è di escludere i centri abitati dalla zona di tutela. La motivazione ufficiale è alleggerire la burocrazia: sollevare cittadini e uffici tecnici comunali dalle procedure di tutela paesaggistica legate al fatto di ricadere dentro il Parco.
Perché ci preoccupa
La semplificazione delle pratiche è un obiettivo legittimo. Ma il modo scelto – togliere pezzi di territorio dall’area protetta – non semplifica: smonta.
Escludere i centri abitati significa rinunciare agli strumenti che permettono di governare l’espansione edilizia, perdere l’accesso a fondi dedicati ad ambiente, turismo e sviluppo sostenibile e indebolire la capacità del territorio di reggere gli effetti della crisi climatica.
C’è poi un rischio di metodo, che va oltre il Parco dell’Adamello. Se un’area può uscire dal Parco perché giudicata “troppo antropizzata”, domani lo stesso ragionamento potrà valere per un pascolo d’alta quota o una valle seminaturale: passo dopo passo si svuota di senso l’idea stessa di area protetta. La tutela non è un timbro che si appoggia solo sulle vette: è un sistema che tiene insieme boschi, acque, paesi e versanti. Indebolirne una parte indebolisce tutto il resto.
Non da ultimo, va ricordato che l’Unione Europea ci chiede l’esatto contrario: la Strategia per la Biodiversità fissa l’obiettivo di proteggere il 30% del territorio entro il 2030. Ridurre un parco va nella direzione opposta agli impegni che l’Italia stessa ha sottoscritto.
COSA CHIEDIAMO
Alla vigilia del voto abbiamo convocato una conferenza stampa a Breno per informare i cittadini. all’assemblea della Comunità Montana eravamo in tanti: circa duecento persone hanno presenziato alla seduta.
Insieme a noi si sono schierate associazioni nazionali e internazionali (Italia Nostra, Legambiente, CIPRA Italia, WWF Italia) e con cittadini e amanti della montagna abbiamo promosso la petizione “Salviamo il Parco dell’Adamello”.
Le nostre richieste sono chiare e precise:
• ritirare la proposta di riperimetrazione dalle Linee di indirizzo e il documento depositato in Regione
• includere stabilmente le associazioni di tutela ambientale in un tavolo permanente di confronto
• nominare un direttore del Parco con piena autonomia e legittimità tecnica, in conformità alle norme vigenti
• rafforzare il personale dedicato alla vigilanza sul territorio (es. Guardie Ecologiche Volontarie)
Difendere i confini del Parco non vuol dire essere contro chi ci vive.
Vuol dire il contrario: chiediamo per i Comuni del Parco misure che premino i progetti virtuosi, incentivi per il recupero di edifici storici e alpeggi, punteggi dedicati nei bandi su turismo, agricoltura e cultura.
Tutela e vita dei paesi non sono in conflitto: lo spopolamento si combatte con servizi e lavoro di qualità, non smontando un’area protetta.
